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Consumo di acqua: dati, cause degli sprechi e loro prevenzione

I dati relativi alla distribuzione e al consumo di acqua in Italia sono resi noti ogni anno dall’ISTAT in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, il 22 marzo. Questa ricorrenza è stata istituita dall’ONU, che ha riconosciuto come inalienabile “il diritto umano all’acqua potabile pulita e sicura, e ai servizi igienici, essenziali per il pieno godimento della vita e dei diritti umani”.

Avere accesso al consumo di acqua è considerato quasi scontato, nel nostro Paese e in buona parte dell’Europa. Tuttavia, anche se dal 2000 ad oggi più di 1,8 miliardi di persone hanno potuto accedere all’acqua potabile e ottenere servizi idrici di base, quasi un terzo della popolazione mondiale (circa 2 miliardi di persone) ancora non gode di questo diritto (fonte dati: Blue Book 2022, Fondazione Utilitatis).

Garantire a tutti la possibilità di accedere al consumo di acqua è un traguardo che va accompagnato ad azioni che favoriscano un uso consapevole di questa preziosa risorsa, soprattutto nei Paesi che più ne sono ricchi. La gestione ottimale dell’oro blu, e la diffusione di stili di vita che non facciano del consumo di acqua una fonte di spreco, diventano ancora più importanti e necessari alla luce dei cambiamenti climatici.

Questi ultimi, infatti, stanno modificando la distribuzione di piogge e precipitazioni, con conseguenze più che rilevanti sulla distribuzione delle risorse idriche in tutto il mondo, e in particolare per alcune aree del pianeta, tra cui quella del Mediterraneo.

Il consumo di acqua, dunque, è contemporaneamente un diritto e un impegno sul fronte della sostenibilità e anche della giustizia climatica.

Consumo di acqua in Italia: i dati

Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), a livello mondiale le principali voci di consumo di acqua sono:

  • agricoltura (70%);
  • industria (20%);
  • consumo civile (10%).

Queste percentuali variano nei diversi Paesi. In Italia, per esempio, il consumo di acqua si riproporziona così (dati ISTAT):

  • uso agricolo 54%;
  • uso industriale 21%;
  • uso civile 20%;
  • uso energetico 5%.

La rete di distribuzione idrica italiana si sviluppa complessivamente su oltre 57.000 chilometri. Nel 2020, secondo il Report Acqua 2022 di ISTAT, i gestori hanno immesso nella rete di distribuzione complessivamente 2,4 miliardi di metri cubi di acqua (370 litri per abitante al giorno) ed erogato 1,5 miliardi di metri cubi agli utenti finali.

Questo corrisponde a 236 litri per abitante al giorno, fatturati o forniti ad uso gratuito.
Il consumo di acqua in Italia è tra i più alti in Europa: la media dei Paesi europei, infatti, si attesta sui 125 litri (dato Eureau).

Il consumo di acqua è massimo al Nord (in media 256 litri al giorno per abitante), con significative differenze tra Nord-Ovest (282 litri) e Nord-Est (220). Il quantitativo si riduce sensibilmente scendendo lungo la penisola:

  • Centro: 231 litri;
  • Sud: 221 litri;
  • Isole: 194 litri.

La spesa media mensile delle famiglie per la fornitura domestica di acqua risulta essere di 14,68 euro.

Piccolo paradosso: la spesa media mensile per acqua minerale – uno dei “vizi” degli italiani, grandi consumatori di acqua in bottiglia – è di poco inferiore (12,56 euro).

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Le cause degli sprechi

Non tutta l’acqua immessa nella rete di distribuzione arriva davvero alla sua destinazione finale: la disponibilità iniziale non corrisponde poi all’effettivo consumo di acqua. Nel 2020, infatti, quasi un miliardo di metri cubi di acqua è andato disperso prima di arrivare agli utenti finali: si tratta del 36,2% della risorsa immessa in rete.

La buona notizia è che la dispersione risulta leggermente diminuita rispetto al 2018 (37,3%), così come la perdita giornaliera per chilometro di rete (41 metri cubi nel 2020, 44 nel 2018). Purtroppo, però, in più di un capoluogo su tre si registrano perdite totali superiori al 45%.

A livello nazionale, le cause delle perdite e degli sprechi di acqua sono principalmente:

  • forte obsolescenza dell’infrastruttura idrica;
  • problemi di qualità dell’acqua per il consumo umano;
  • sempre più frequente riduzione della portata delle fonti di approvvigionamento (per es. fiumi), che possono rendere insufficiente la disponibilità di acqua in alcune aree del territorio.

Una parte (non sempre quantificabile) dello spreco idrico avviene a livello civile e domestico. In questo caso, le cause sono soprattutto due:

  • scarsa cultura di sostenibilità, che favorisce un consumo di acqua inconsapevole, eccessivo e indiscriminato;
  • perdite di vario tipo ( per es. tubature scoppiate, infiltrazioni dal tetto o dal soffitto, gocciolamenti dai tubi corrosi o consunti, perdite da lavatrice o lavastoviglie.

La prevenzione degli sprechi e la razionalizzazione del consumo di acqua richiedono interventi diversi a seconda dell’ambito in cui questi sprechi sono registrati.

La prevenzione degli sprechi

Per ridurre la dispersione delle risorse idriche lungo la rete di distribuzione è necessario riparare, ammodernare e monitorare le infrastrutture coinvolte.

Questo genere di interventi richiede naturalmente molti fondi: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato alla “Tutela del Territorio e della Risorsa Idrica” investimenti per ben 4,4 miliardi di euro (3,5 dei quali destinati alle aziende del servizio idrico), con l’obiettivo di garantire la sicurezza, l’approvvigionamento e la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo.

A livello civile, la prevenzione degli sprechi passa attraverso la promozione di comportamenti e tecnologie che favoriscano un consumo di acqua consapevole e responsabile, sia in un contesto domestico sia in un contesto industriale, produttivo o commerciale.

Da un punto di vista pratico, questo significa per esempio

  • non ignorare perdite e gocciolamenti, e ripararli quanto prima (uno sciacquone che perde può sprecare più di 43.000 litri al mese);
  • informare ed educare i propri coinquilini / condomini / collaboratori a comportamenti che favoriscono il risparmio idrico:
  • monitorare costantemente il consumo di acqua e i relativi costi.

La building automation è un valido aiuto per monitorare il consumo di acqua e rilevare eventuali anomalie che potrebbero tradursi in spreco e danni agli ambienti: un esempio in questo senso è E-WATERBLOCK, dispositivo intelligente sviluppato da ELTEK.

E-WATERBLOCK consente di rilevare anomalie nel consumo dell’acqua, e di bloccare il flusso idrico prima che si verifichino perdite e di conseguenza eventuali danni da acqua. Il monitoraggio è semplificato da una apposita APP.

Molto versatile, E-WATERBLOCK si presta sia all’installazione in spazi di lavoro e locali pubblici, sia all’uso in ambito domestico.

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